Quando una classe diventa un gruppo
Quando una classe diventa un gruppo: capire le dinamiche per gestire meglio l'aula
Una classe che non ascolta.
Un alunno che interrompe continuamente.
Due compagni che trascinano gli altri.
Un piccolo gruppo che sembra sempre “contro” l'insegnante.
E poi quella sensazione: “Con questa classe non riesco proprio a lavorare.”
Il compito dell’insegnante diventa ogni giorno più complesso: i gruppi classi sono sempre più caratterizzati da una importante varietà di bisogni, caratteristiche e dinamiche.
Ma cosa succede quando smettiamo di guardare soltanto i singoli comportamenti e iniziamo a osservare la classe come gruppo?
Quando gli studenti entrano in aula non portano soltanto caratteristiche individuali. Entrano in relazione tra loro e, nel tempo, costruiscono equilibri, ruoli, alleanze, aspettative e modalità di comunicazione.
Per questo una classe può sviluppare dinamiche che non sono immediatamente visibili osservando i singoli studenti.
Il comportamento di uno studente può cambiare quando si trova dentro un gruppo. E il comportamento del gruppo può, a sua volta, influenzare quello dello studente.
Per Kurt Lewin, psicologo sociale, il gruppo infatti è più della somma dei suoi membri. il comportamento di una persona va compreso considerando la relazione tra individuo e ambiente. Il gruppo, quindi, non è semplicemente un insieme di persone, ma costituisce una totalità dinamica: modificare una parte del sistema può modificare anche il funzionamento dell’insieme.
Applicando il concetto ad un gruppo classe: Se uno studente assume un comportamento quando è con determinati compagni, non possiamo comprendere completamente quel comportamento guardando soltanto lo studente in questione.
Una volta che un gruppo si forma, iniziano a svilupparsi anche regole, ruoli e modalità di relazione, alcune esplicite e altre molto meno visibili.
Non parliamo soltanto delle regole stabilite dall'insegnante.
In una classe possono comparire anche norme informali: ciò che viene considerato “normale”, ciò che viene apprezzato, ciò che viene deriso, ciò che è accettabile fare davanti agli altri e ciò che invece può mettere a rischio la propria appartenenza al gruppo.
Pensiamo, ad esempio, a una classe nella quale partecipare molto durante la lezione viene percepito negativamente. Oppure a un gruppo in cui interrompere l’insegnante produce risate e approvazione da parte dei compagni.
In questi casi il comportamento del singolo non può essere letto completamente al di fuori del contesto relazionale nel quale avviene.
Questo non significa che il gruppo “determini” automaticamente il comportamento dei suoi membri, né che la responsabilità individuale venga meno. Significa piuttosto che individuo e gruppo si influenzano reciprocamente.
Ed è proprio questa interazione a rendere interessante, ma anche complessa, la gestione di una classe.
L’insegnante è chiamato quindi a diventare uno psicologo?
Ovviamente no.
Tuttavia conoscere in maniera più approfondita le basi delle teorie sui gruppi e soprattutto le caratteristiche dei gruppi, può facilitare molto sia la gestione che la comprensione del proprio gruppo classe.
L’insegnante ha il vantaggio di essere un osservatore privilegiato all’interno della classe poiché ha la possibilità di sfruttare diversi momenti di interazione sia libera (ad esempio durante l’intervallo) che strutturata (durante lavori di gruppo o le lezioni).
Di seguito vorremmo proporre alcune domande che hanno il solo scopo di portare a delle riflessioni e, magari, potranno essere il punto di partenza per un lavoro più approfondito di conoscenza sul proprio gruppo.
1. Chi influenza il gruppo?
Chi viene ascoltato? Chi viene seguito? Chi riesce a orientare gli altri, anche senza essere formalmente un leader?
2. Che ruolo ha ciascuno?
C’è chi provoca, chi media, chi osserva, chi cerca continuamente l’approvazione, chi tende a seguire gli altri?
3. Quali sono le regole non scritte del gruppo?
Che cosa viene premiato dal gruppo? Che cosa viene scoraggiato? Cosa succede quando qualcuno si comporta diversamente dagli altri?
4. Che cosa sta comunicando il gruppo?
Quando una classe interrompe, provoca, si distrae o rifiuta una proposta, il comportamento può essere letto soltanto come “indisciplina”? O può raccontare qualcosa della dinamica del gruppo?
E’ importante ricordare che gestire un gruppo classe non significa riuscire a ottenere silenzio in ogni momento così come un gruppo classe ideale non è necessariamente un gruppo perfettamente ordinato e silenzioso.
Una gestione ottimale di un gruppo, nel nostro caso di una classe, significa creare le condizioni per cui quello specifico gruppo possa funzionare: riconoscere le dinamiche che lo attraversano e le sue caratteristiche, costruire regole condivise, favorire la partecipazione, intervenire quando emergono comportamenti disfunzionali e promuovere un clima sufficientemente coeso.
Questo articolo ha lo scopo di riflettere insieme sul nodo centrale dell’atmosfera in classe e sulla complessità del ruolo dell’insegnante: temi molto cari nella nostra pratica professionale.
Tuttavia se durante la lettura di questo articolo ti è capitato di pensare a momenti vissuti in classe sicuramente hai già avuto modo di sperimentare quanto sia difficile la gestione di un gruppo.
Il nostro scopo come professionisti è fornire il giusto supporto teorico e pratico per supportare gli insegnanti affinché abbiano strumenti aggiornati per leggere la propria classe e scegliere i propri interventi in modo più consapevole.
O, se preferisci, spostare il focus dalla domanda “Come faccio a farli comportare meglio?” alla domanda “Che cosa sta succedendo all’interno di questo gruppo?”.
Se questi spunti hanno suscitato interesse segnaliamo il nostro workshop dedicato proprio a questo tema:
“Gestione dei gruppi: teorie e tecniche specifiche per insegnanti”
Approfondiremo le principali dinamiche che caratterizzano i gruppi e il loro funzionamento, con particolare attenzione al contesto scolastico.
Partiremo dai ruoli e dalle funzioni all’interno del gruppo per arrivare alla gestione concreta del gruppo classe, delle dinamiche relazionali, delle regole e dei processi di integrazione.
L’obiettivo in generale non può essere fornire una ricetta valida per ogni classe, sarebbe inutile e improbabile, ma offrire agli insegnanti chiavi di lettura e strumenti pratici per comprendere meglio ciò che accade nel gruppo e affrontare le situazioni quotidiane con maggiore consapevolezza.
Perché prima di provare a cambiare un gruppo, è importante imparare a leggerlo.

